Non solo matematica...
Vi sono momenti della storia, nei quali tutto quello che si può fare
è tenere accesi piccoli fuochi nella notte, proteggendoli dalla tempesta
e da chi li vuole spegnere a colpi di prepotenza, di avvocati e di leggi,
perché, a notte e bufera finite, il villaggio dovrà pur ricominciare a cuocere e scaldarsi.
(Gilles Deleuze)

Che ora è, che giorno è...


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Postato da MauroPiadi alle 21:50 di venerdì, 06 novembre 2009
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L’esperto de ’r mercato

Je se disse così, pe’ da’ ’n conzijo:
“Giggi, nun te ’mpiccia’ de ’sti prodotti
da ggente esperta!” “Sì, tanto ne pijo
propio pochi, dànno er quattro e rotti...”

Ce se buttò come li polli a ’r mijo:
in Borza mischiò bonde e… cipollotti,
diventò gaggio, mise su ’n cipijo
che j’avresti tirato du’ cazzotti.

Sapeva tutto de l’economia:
lasciò er Messaggero e passò a ’r Zole.
“Ma accontentate de li botte, via!

Te ridurai a magna’ solo ciriole...”
C’è stato er cracche, pe’ strada mo’ dipigne...
Chi troppo vòle, a vorte, gnente strigne!
 
 
L’esperto del mercato

Gli si disse così, per dare un consiglio:
“Gigi, non ti impicciare di questi prodotti
per gente esperta!” “Sì, tanto ne prendo
proprio pochi, dànno il quattro e rotti...”

Ci si buttò come gli uccelli sul miglio:
in Borsa mescolò bond e... cipollotti,
diventò superbo, mise su un cipiglio
che gli avresti tirato due pugni.

Sapeva tutto dell’economia:
lasciò il Messaggero e passò al Sole.
“Ma accontentati dei Bot, via!

Ti ridurrai a mangiare solo panini...”
C’è stato il crac, adesso dipinge per strada...
Chi troppo vuole, a volte, nulla stringe!

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Postato da MauroPiadi alle 22:16 di martedì, 03 novembre 2009
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Questo post dell’amico Chefmarco riguarda il tema della biodiversità. Il tema è indubbiamente importante, e Marco lo tratta in maniera chiara e affascinante, dal punto di vista del gourmet quale egli è.

Abbinato al tema della biodiversità è poi quello degli Ogm (organismi geneticamente modificati); per chi non lo sapesse, si tratta di specie (animali o vegetali) nel Dna dei quali viene inserito un pezzo di Dna di un'altra specie, del tutto estranea, del tutto al di fuori di essa; tipo, per esempio, il Dna di una rana innestato nel Dna di una specie di riso, per renderlo più resistente. Uno dei maggiori svantaggi degli Ogm è che riducono la varietà delle specie viventi, limitando dunque la biodiversità.

Marco mi ha chiesto amichevolmente un intervento sul tema; io, che non sono un biologo né un gourmet, ho chiesto aiuto al mio consueto amico, il popolano romano che in queste occasioni ha sempre da dire la sua, in questo caso sulla biodiversità e sugli Ogm...
 
La bbiodiverzità

In tutto er monno nun fanno che parla’
de ’na cosa detta “bbiodiverzità”;
chi ha studiato dice, co’ ’r core ’n mano,
ch’è ’a sarvezza de ’r genere umano.

Mi’ nonno, che studiato nun aveva,
ne l’orto sotto casa lo sapeva
che dopo ’n anno a cortiva’ ’nzalata
la tera doveva esse dirozzata.

E si ce lo sapeva ’n muratore,
po’ esse che nun lo sa ’n gran dottore?
Er monno è annato avanti a vvarietà

e mo’ questi ce vonno limità
er nummero de specie qui viventi?
Dovemo contrastalli, ’sti fetenti!

La biodiversità

In tutto il mondo non si fa che parlare
di questa cosa chiamata “biodiversità”;
chi ha studiato dice, sinceramente,
che è la salvezza del genere umano.

Mio nonno, che non aveva studiato,
sapeva che, nell'orto sotto casa,
dopo un anno passato a coltivare l'insalata,
la terra si doveva rinnovare.

E se lo sapeva un muratore
è possibile che non lo sappia un gran dottore?
Il mondo è andato avanti grazie alla varietà

e ora costoro vogliono limitare
il numero delle specie viventi sulla terra?
Dobbiamo contrastarli, questi puzzolenti!

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Postato da MauroPiadi alle 22:07 di lunedì, 02 novembre 2009
lancaster

Burton Stephen Lancaster (New York, 2 novembre 1913 – Century City, 20 ottobre 1994), è stato un attore e regista statunitense.

Poco è noto della sua infanzia, della quale non amava parlare; di certo si sa che vide la luce in uno dei quartieri più poveri di New York, Harlem, che era figlio di un postino e aveva quattro fratelli.

Lasciò presto gli studi e con l'amico d'infanzia Nick Cravat fondò un duo acrobatico. I soldi scarseggiavano, comunque, ma Burt non si perse d'animo. Fece dapprima il commesso viaggiatore, poi si arruolò volontario nell'esercito e combatté in Nord Africa e in Italia.

Nel 1945 sbarcò ad Hollywood, dove venne subito notato da alcuni talent scout di Broadway. E così la passata povertà divenne soltanto un triste ricordo. Il suo primo film, I gangster, tratto da un'opera di Ernest Hemingway, lo impose all'attenzione del pubblico e della critica. L'attore, grande, grosso e muscoloso, si fece subito amare per quel sorriso coinvolgente, che tanto contrastava con l'aspetto fisico, ma che rappresentò la sua fortuna.

Gli sceneggiatori per anni gli scrissero soggetti molto simili: il suo personaggio era un uomo perseguitato dalla sorte avversa, come in Forza bruta e in La corda di sabbia.

La sua recitazione, all'inizio, non era perfetta, ma col passare del tempo affinò le sue doti. E cambiò personaggio, dall'estroverso eroe atletico al maniaco psicopatico. Burt Lancaster era ormai un attore poliedrico e completo.

Eccolo, drammatico, nei panni di un generale nazista in Sette giorni a maggio, straordinario in Sfida all'OK Corral, indimenticabile in L'uomo di Alcatraz, solenne e aristocratico nel 1963 quando, diretto da Luchino Visconti, interpretò il Principe Fabrizio Salina nel capolavoro Il Gattopardo. La critica ironizzò su questa scelta, ma l'attore conferì al personaggio un humour immortale e un distacco patrizio.

Con Bernardo Bertolucci fu un proprietario terriero, durante gli anni del Fascismo, in Novecento. La sua ultima apparizione risale al 1989, a fianco di Kevin Costner, in L'uomo dei sogni.

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Postato da MauroPiadi alle 19:40 di sabato, 31 ottobre 2009
cCarme composito con "c" capitale

Cara, cosa ci capita?
Capisci che, continuando così,
ci coinvolgeranno cicliche crisi?
Cerchiamo calamite che ci consentano
cinematografiche combinazioni!
Consentiamoci coccole
che comparativamente colleghino
civili comunioni,
civettuole commistioni!
Cancelliamo cervellotiche,
critiche convoluzioni,
cosicché cuori cùpidi,
coreograficamente collegati,
comportino corretto connubio!
Costruiamo con caparbia continuità
casa comune che conti cinquanta camere,
ciascuna contenente cristalline collane,
che consegnerotti con cuore compiacente!
Cavalcheremo candidi centauri,
cerulei cavalieri ci circonderanno,
costellazioni chiariranno cammino,
consumeremo cene con ciprigne candele,
canticchieremo carnascialesche canzoni,
calori ci consumeranno:
categoricamente ci conviene così continuare...

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Postato da MauroPiadi alle 15:46 di venerdì, 30 ottobre 2009
 ford

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Postato da MauroPiadi alle 23:01 di mercoledì, 28 ottobre 2009
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«Ormai è vicina la Terra di Lavoro,
qualche branco di bufale, qualche
mucchio di case tra piante di pomidoro,

èdere e povere palanche.
Ogni tanto un fiumicello, a pelo
del terreno, appare tra le branche

degli olmi carichi di viti, nero
come uno scolo. Dentro, nel treno
che corre mezzo vuoto, il gelo.»

(Pierpaolo Pasolini, "La terra di Lavoro" in Le ceneri di Gramsci)


Michelina Di Cesare (Caspoli, 28 ottobre 1841 – Mignano Monte Lungo, 30 agosto 1868) è stata una brigante italiana, nata nell'allora Regno delle Due Sicilie.

Nata poverissima in Liburia (la Terra di Lavoro, zona tra Lazio, Campania e Molise), uno dei cuori pulsanti della rivolta brigantesca, fu fin da piccola d'indole ribelle; ribellione che pare si esprimesse già in fanciullezza in piccoli furti e abigeati ai possidenti del circondario di Caspoli. Nel 1861 Michelina andò giovanissima sposa a un misero cafone del luogo, tale Rocco Tanga, che morì l'anno dopo lasciandola vedova. Il 1862 segnò anche l'incontro che le cambiò la vita. Fu allora che conobbe Francesco Guerra, ex soldato borbonico e renitente alla leva indetta dal nuovo Stato, il quale si diede alla macchia aggregandosi alla banda di Rafaniello fino a diventarne capo nel 1861 alla morte di costui. Michelina ne divenne la donna e in seguito lo raggiunse in clandestinità. Il rapporto amoroso divenne, dunque, dapprima collaborazione, e poi, per sfuggire a misure repressive, raggiungimento e piena appartenenza alla banda del proprio uomo.

Il 30 agosto 1868 la banda del Guerra fu massacrata e Michelina ne seguì la stessa sorte. Dopo la sconfitta della squadra di cui faceva parte, Michelina Di Cesare fu catturata dai piemontesi e sottoposta a tortura. Morta a causa delle atroci sevizie subite, fu spogliata ed esposta nella piazza del paese come monito alle popolazioni "liberate". Ma l'effetto sulla gente inorridita dall'efferata vendetta fu opposto a quanto sperato dalle truppe d'occupazione: infatti l'accaduto generò nuovi risentimenti che rivitalizzarono l'affievolita reazione armata antiunitaria.

Le brigantesse furono feroci, forse più degli uomini. Abili, leste di coltello e di fucile. Coraggio ne avevano da vendere. Furono passionarie, eroine, crudeli, sottomesse ma più spesso indipendenti e libere, anche nel passare da un letto all'altro. Furono fiere di combattere per se stesse, per la propria terra e per l'indipendenza del Sud. Ma se il brigantaggio fu un movimento politico-sociale di reazione ad una condizione di violenza e di oppressione, oltre che l'affermazione di autonomia di uno Stato meridionale, il brigantaggio femminile fu anche una prima forte ribellione allo stato di soggezione delle donne "napolitane", oltre che un moto di protagonismo e di protezionismo per il riscatto dei propri figli e dei propri uomini e per la riscossa politica, sociale ed economica del Mezzogiorno. Donne e brigantesse: non dedite, dunque, solo ai fornelli e al letto, ma attive e protagoniste di un moto rivoluzionario.

Varie sono le opinioni sul significato dell'unità d'Italia e del successivo brigantaggio. Certo, i briganti furono espressione politica e guerrigliera di una borghesia media, piccola e grande, malcontenta dell'unità così come era stata fatta. Essi erano aiutati, foraggiati, incoraggiati, protetti dal clero, dai reazionari, dai borbonici, dalla borghesia agraria e cittadina e da parte della nobiltà.

Non metto in discussione la necessità del processo di unificazione. Come ebbe a dire Cavour, senza unità, i tanti staterelli non avrebbero mai avuto nessuna forza economica o politica, e questo è anche il mio pensiero. Considero in modo più che negativo coloro che oggi (stra)parlano di autonomie. Purtroppo l'unità del paese passò, allora, sulla pelle del Meridione, soprattutto di quello povero, che divenne ancora più povero. Il Nord, nel 1860, aveva bisogno di risorse, perché tre guerre consecutive (quella di Crimea e le prime due d'indipendenza) avevano prosciugato le casse del Piemonte, e le ricchezze del Sud servirono a riempire quei vuoti. Una successiva politica saggia avrebbe consentito di ridistribuire quelle ricchezze in tutto il paese, e forse Cavour avrebbe operato in quel senso. Ma morì subito dopo l'unità, e i governanti che lo sostituirono, Rattazzi e Ricasoli soprattutto, erano politici mediocri, legati agli industriali e agli agrari del Nord e si accanirono con tasse e gabelle su quella parte del paese che veniva da loro considerata terra di conquista; da ciò nacque la tragedia che portò, negli anni successivi alla migrazione - verso le Americhe prima, verso il Nord Europa poi – di tanta popolazione del Sud.

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Postato da MauroPiadi alle 22:29 di domenica, 25 ottobre 2009
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Si convocano un ingegnere, un matematico ed un fisico per studiare le equazioni del moto del cavallo. Il problema, indubbiamente, non è facile.
L'ingegnere dopo un po' presenta un suo modello:
- Non so esattamente cosa ho fatto, comunque qui si approssima... qua talvolta funziona... grossomodo va...
La soluzione però non soddisfa. Si va allora dal matematico che, gasatissimo e con un caffè in mano, esclama:
- Sono a buon punto! Ho appena dimostrato l'esistenza del cavallo!
Delusi, come ultima scelta, si ripiega sul fisico:
- Ma certo, è tutto risolto! Ho risolto il problema analiticamente e ho pronto il modello. Allora, lavoriamo nell'ipotesi che il cavallo sia sferico...

Esame di logica matematica:
- Professore, ma sono promosso o bocciato?
- Si.

Teorema
Un gatto ha nove code. 
Dimostrazione
Nessun gatto ha otto code
Un gatto ha una coda in più di nessun gatto
Quindi un gatto ha nove code.

- Papà, papà, mi fai il compito di matematica stasera, che io non ci riesco?
- No, figlio, non sarebbe corretto.
- Beh, papà, ci puoi sempre provare...

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Postato da MauroPiadi alle 20:06 di giovedì, 22 ottobre 2009
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Er costo de l’energia

“’A bbenzina costa ppiù dde ieri!
Noi che ’mportamo l’energia da fori,
si volemo resta’ conzumatori
se dovemo libbera’ dai petrojeri!

Rifamo le centrali nucleari!
Arta tecnologgia, ricercatori,
’n po’ de profitto pe’ l’imprennitori,
’a sicurezza, ’e spese militari...”

Sì, je faccio, l’uragno se riccoje
in Umbria, ’n Ciociaria, ’n quarziasi orto
manco fosse erba, legna e foje...

Si ppoi mutate pe’ le radiazzioni
(ma che me frega a me, io sarò morto...)
ve metterete ’n testa li carzoni!


Il costo dell'energia

“La benzina costa più di ieri!
Noi che importiamo l'energia dall'estero,
se vogliamo continuare a consumare
dobbiamo liberarci dai petrolieri!

Rifacciamo le centrali nucleari!
Alta tecnologia, ricercatori,
un po' di profitto per gli imprenditori,
la sicurezza, le spese militari...”

Si, gli rispondo, l'uranio si raccoglie
in Umbria, in Ciociaria, in qualsiasi orto
neanche fosse erba, legna e foglie...

Se poi muterete per le radiazioni
(ma che mi frega, io sarò morto...)
vi metterete in testa i pantaloni!

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Postato da MauroPiadi alle 22:35 di martedì, 20 ottobre 2009
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Sera

È l'ora che scompone i sensi
e rocambola sogni
nell'angolo della mente
(attimi di voluttà a sconvolgermi il senno)

È goccia d'amore
che trabocca
dal tempo tra le dita
(l'universo m'esplode dentro)

La malinconia trasforma
in tenerezza l'ombra
e accucciato in te rinasco
(né luogo né tempo solo amore)

[ Dedicata a L E I ]

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Postato da MauroPiadi alle 22:54 di domenica, 18 ottobre 2009

Yves Montand, pseudonimo di Ivo Livi (Monsummano Terme, 13 ottobre 1921 – Senlis, 9 novembre 1991), è stato un cantante e attore italiano naturalizzato francese.

Lo pseudonimo è formato dalla francesizzazione del suo nome italiano, e dal grido della madre che lo richiamava in casa dal cortile "Ivo, monta!" (cioè "Ivo, sali in casa").

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